LA QUALITA’ NEL SETTORE VINICOLO

Porgo innanzitutto agli organizzatori del convegno e ai relatori, oltre che a tutti i partecipanti, il più cordiale saluto e benvenuto dell’Amministrazione Comunale e mio personale.

Il Comune di Portogruaro è stato ben lieto, oltre che onorato, di accogliere la richiesta dell’UNASA (Unione Nazionale delle Accademie per le Scienze applicate allo sviluppo dell’Agricoltura, alla Sicurezza Alimentare e alla tutela dell’Ambiente) e dell’Accademia Italiana delle Vite e del Vino e di ospitare questo prestigioso convegno internazionale.

L’iniziativa, estremamente qualificata, che ha preso il via ieri a Conegliano e troverà domani il suo momento conclusivo a Venezia, ha infatti il pregio e la peculiarità di inserirsi perfettamente in un contesto territoriale ed economico – quello portogruarese – fortemente caratterizzato da questo punto di vista.

Un settore, quello vitivinicolo, estremamente importante ed in continua evoluzione e sviluppo.

Proprio per questi motivi ritengo che gli sforzi per l’innalzamento qualitativo dei nostri prodotti debbano procedere di pari passo con un salto di qualità di tipo per così dire “strutturale e culturale”.

Tento di esplicitare meglio il mio pensiero.

Ritengo che un prodotto, soprattutto se di qualità e significativo per l’economia di un territorio, vada promosso.

Ritengo che tale promozione – se si vuole sia reale e produttiva – non possa prescindere da una promozione del territorio stesso.

In altri termini: avverto la necessità che venga potenziata e maggiormente qualificata tutta quella serie di iniziative che, anche attraverso l’enogastronomia e la promozione dei prodotti tipici e di quelli artigianali in genere, indirizzano o si propongono di indirizzare anche verso l’entroterra i flussi turistici.

Questo acquista poi maggiore ed ulteriore significato alla luce di un’offerta turistica locale – quella legata alla zona litoranea – che sempre di più soffre una situazione oggi altamente concorrenziale.

Diversificare, quindi, per meglio strutturare l’offerta complessiva di un territorio, per meglio valorizzarlo nel suo insieme.

Ma venendo più specificatamente ai temi che verranno affrontati nella giornata odierna, credo sia palese per tutti quanto, a livello di qualità e salubrità del prodotto, è stato in questi anni fatto.

Uno sforzo immane se solo si considera che, in tempi nemmeno eccessivamente lontani, l’intero settore, a torto – nella stragrande maggioranza dei casi – o a ragione – in poche eccezioni, era diventato agli occhi dei media e, conseguentemente, della pubblica opinione e dei consumatori una specie di far west senza garanzie di rispetto delle normative e di tutela per i consumatori stessi.

Se oggi possiamo parlare di concetti come “sistemi di tracciabilità”, “comunicazione dei valori salutistici nei vini di qualità”, “comunicazione oltre l’etichetta” (ho citato volutamente alcuni dei temi delle relazioni in programma), significa che molto cammino è stato fatto, e soprattutto è stato fatto nella direzione giusta.

Accanto a tutto questo, tematica fino a qualche decennio fa inimmaginabile, un’attenzione nei confronti della salvaguardia ambientale che, finalmente, viene posta a corollario della qualità del prodotto stesso.

Ma su questi ed altri specifici temi interverranno in maniera molto più approfondita i singoli relatori.

Quello che invece, come Amministratore pubblico, mi preme sottolineare è un ulteriore e assolutamente non secondario aspetto che, credo, più direttamente si collega alla parte pomeridiana del convegno, quella cioè legata al distretto vitivinicolo di Lison Pramaggiore.

Geograficamente Lison-Pramaggiore si trova a cavallo del confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, fungendo da anello di congiunzione tra la cultura propria dell’appartenenza veneziana e quella austro-ungarica tipica del Friuli stesso.

In questo contesto la popolazione ha ereditato usi e costumi diversi che vedono emergere le differenze nella parlata, nella cucina, nell’architettura dei singoli paesi.

Un trionfo della diversità che potrebbe essere, anzi potrà essere, se debitamente valorizzato ed approfondito, la chiave di volta per spingere il mercato verso una maggiore attenzione per il prodotto locale.

Lison-Pramaggiore è, a tutti gli effetti strettamente legata a Portogruaro.

La nostra Città può, per innumerevoli motivi, proporsi come punto di riferimento, anche per il settore vitivinicolo così come accade in molti altri contesti, per l’intero territorio.

Con la consapevolezza che lo sviluppo passa, almeno per quel che ci riguarda, anche e soprattutto attraverso lo sviluppo del settore agricolo e alimentare.

E’ sufficiente, in questo contesto, considerare come in pochi chilometri si passa dalla cultura e dall’economia della pesca e dei prodotti del mare a quelli della vite e da questi all’allevamento del bestiame con produzione di carni pregiate e degli specifici prodotti tipici derivati.

Non mi sembra quindi improponibile l’opportunità, tra le altre possibili iniziative, di organizzare una grande manifestazione per presentare i prodotti dei nostri settori vitivinicoli ed agroalimentari.

Alla luce soprattutto di una considerazione: da troppo tempo, in questa zona del Veneto, non vengono promossi eventi in grado di sostenere ed ampliare le azioni sul mercato degli operatori economici che qui vivono e lavorano.

Una manifestazione che sappia coniugare in sé sia l’aspetto economico che quello di recupero di tutte le espressioni culturali dei comuni compresi nell’area in grado di esprimere e proporre iniziative in linea ed inseribili nell’evento.

Una manifestazione che, attraverso opportune modalità, si possa avvalere della collaborazione e partecipazione delle nostre scuole.

Una manifestazione che sappia raccogliere il meglio delle nostre peculiarità, in un’ottica di rigorosa promozione delle stesse.